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Il Parco Nazionale dello Stelvio
Grande, selvaggio, imponente. Sono questi gli aggettivi adatti a definire il Parco Nazionale dello Stelvio, l’area protetta più grande d’Europa che tutela il settore più spettacolare delle Alpi Centrali italiane.
Il parco ospita tutte le specie più illustri della fauna alpina: il cervo, il gipeto (un rapace diurno simile all’aquila), il gallo cedrone, lo stambecco; ma anche marmotte, volpi, tassi. Il panorama è fatto da foreste di abete rosso e di larice, da pascoli d’alta quota, da improvvise cascate e da circa un centinaio di laghi di ogni dimensione.
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Fra questi, il “Lago della Catena Rossa”, fra i monti Vioz e Cevedale, a quota 3.140 metri è il più alto del Trentino, tanto che non sempre sgela in estate. Sempre qui, il “Lago delle Marmotte” a 2.702 metri, è il più elevato in cui vive la trota iridea.
I ghiacciai invece sono 116.
Sono tanti i sentieri che partono da Cogolo o da Peio e che si inerpicano fra le montagne per scoprire le bellezze del parco. Forse uno dei più belli è quello che sale dalla Malga Mare fino al rifugio Larcher, di fronte alla vetta del Cevedale e alla colata glaciale della Vedretta de la Mare: pascoli, massi di granito, larici, pini cembri e laghetti: è l’alta Val di Peio, dove è facile vedere stambecchi, camosci, marmotte.
Oppure il “sentiero dei tedeschi”, che costeggia i ghiaioni della “valle degli orsi” e che reca ancora vive le testimonianze della prima guerra mondiale (1915-1918): fortificazioni e trincee.
Altre informazioni alle pagine Attività estive e Il programma settimanale
Alcuni esempi di attività dedicate ai ragazzi
- Escursioni didattiche alla scoperta della datazione degli alberi (in termini scientifici ha il complicato nome di dendrocronologia).
- Escursioni per scoprire i segreti del bosco: perché si tagliano gli alberi? Quanto tempo ci mettono a ricrescere?
- I funghi: si raccolgono il mattino e si studiano insieme a un esperto il pomeriggio.
- Escursioni botaniche e faunistiche alla scoperta della biodiversità, la vera ricchezza del nostro pianeta.
- Alla ricerca del cervo: una giornata con i ricercatori del “Progetto Cervo”, un’escursione con radio tracking alla ricerca del grande mammifero.
- I sentieri dell’archeologia: all’insegna della storia e della ricerca archeologica.
- La preistoria: si impara come vivevano i nostri antenati stanziati nella zona.
- e tante altre…
Area faunistica di Peio
Proprio sulla strada fra Peio e la frazione di Peio Fonti, l’area faunistica ospita cervi, caprioli, camosci. Un sistema didattico e un punto informativo consentono anche ai più piccoli di scoprire gli animali della riserva, le loro abitudini e, d’inverno, l’adattamento ai rigori della stagione fredda.
Ingresso 1 Euro.
Il sentiero etnografico
L’hotel Biancaneve organizza gite al sentiero etnografico. Il percorso inizia nel paese di Strombiano (raggiungibile in auto o con la navetta dell’hotel) da Casa Grazioli, una tipica abitazione contadina di circa due secoli fa, conservata nella sua originaria integrità. Si possono vedere due antiche cucine con focolare aperto (foglar), i forni da pane, la camera rivestita di legno (stua fodrada) con stufa in ceramica (fornel a ole).
Si visitano poi il maso Stavel e il Molin dei Ferle, unico esemplare integro dei dodici centri molitori distribuiti nella Valeta fino alla metà del '900.
La civiltà della malga e dell’alpeggio
Qui, tra le nostre montagne, vive ancora l’economia delle malghe.
Ieri erano aziende a ciclo completo e sfruttavano gli alti pascoli estivi per allevare il bestiame, producendo latticini sul posto e ospitando ovini, caprini, ma soprattutto mucche, che potevano arrivare anche a 150.
In quei caseifici alpestri sono nati alcuni formaggi ormai famosi come il Casolet, la Spressa e il Puzzone.
Poi, d’autunno, prima del freddo, la mandria lasciava l’alpeggio e si trasferiva più a valle, in paese. E fra le nostre tradizioni, tuttora radicata è la festa per il ritorno a valle delle mandrie, la desmontegada, che avviene verso la metà di settembre.
Cento anni fa, al tramonto dell’impero asburgico, c’erano oltre mille malghe, mentre oggi ne restano attive un centinaio.
In Val di Peio, proprio in faccia al monte Vioz, c’è una fra le più antiche: è la Malga Levi, costruita nel 1323, cioè due anni dopo la morte di Dante, quando si credeva che la terra fosse piatta, perché Cristoforo Colombo non era ancora nato.
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